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Scafoide mano: una guida completa

Scafoide mano

Sommario

In questo focus ci occupiamo dello scafoide, l’osso più grande dei 4 elementi ossei che costituiscono la fila prossimale del carpo. E’ posto alla base della cavità denominata tabacchiera anatomica, ovvero al lato del radio che lo precede e alla parte del pollice che lo segue. Le restanti 3 ossa della fila prossimale del carpo sono semilunare, pisiforme e triquetro. Il termine scafoide deriva dal greco scafoides che si traduce in ‘a forma di barca’: in effetti, la sua forma ricorda molto un piccolo scafo. Insieme al semilunare, lo scafoide mano forma l’articolazione del polso.

Viene denominato anche ‘osso navicolare’: collega tra loro e stabilizza le due fila di ossa carpali.

Lo scafoide presenta 6 regioni o superfici: superiore, inferiore, dorsale, palmare, laterale e mediale. L’80% della superficie ossea dello scafoide ha un rivestimento di cartilagine articolare.

Quali sono le sue funzioni? Cosa fare in caso di frattura dello scafoide?

Scafoide mano: funzioni

In tandem con il semilunare, lo scafoide partecipa in modo significativo alla formazione e al movimento dell’articolazione del polso. In più, considerando le sue dimensioni e la posizione occupata, ha una funzione essenziale di raccordo tra le ossa carpali.

L’articolazione del polso assicura alla mano l’esecuzione dei seguenti movimenti:

  • Flessione con cui il palmo della mano si avvicina al braccio e la mano si piega verso il basso;
  • Estensione con cui il dorso della mano si avvicina al braccio e la mano si piega verso l’alto;
  • Deviazione ulnare che permette al lato della mano di avvicinarsi con il mignolo all’ulna;
  • Deviazione radiale, che permette al lato della mano di avvicinarsi al radio con il pollice;
  • Circonduzione che permette la rotazione della mano.

Scafoide mano a rischio frattura: cause e sintomi

Lo scafoide è soggetto a fratture. Esistono tre tipologie di fratture dello scafoide: prossimale (la più problematica ed a rischio complicazioni), distale e istmica.

La frattura può anche essere composta (se i frammenti ossei mantengono la loro sede naturale) e scomposta (quando i frammenti subiscono uno spostamento).

Le cause responsabili della frattura sono:

  • Caduta incidentale in iperestensione, a mano tesa con il polso piegato all’indietro ed il palmo piatto;
  • Trauma diretto al palmo della mano;
  • Infortunio sportivo;
  • Stress ripetuto;
  • Incidente stradale.

I sintomi tipici della frattura dello scafoide sono:

  • Dolore localizzato;
  • Lividi;
  • Gonfiore attorno al polso;
  • Limitazione funzionale;
  • Sensibilità nell’area radiale.

L’importanza della diagnosi per scongiurare complicanze

Oltre all’anamnesi e all’esame obiettivo, l’iter diagnostico per sospetta frattura dello scafoide prevede esami strumentali (radiografie, TAC, Risonanza Magnetica Nucleare, in certi casi anche scintigrafia ossea).

La diagnosi tempestiva è fondamentale per evitare complicanze anche gravi (pseudoartrosi, ritardi di consolidazione, osteonecrosi di una porzione dell’osso).

Frattura scafoide: trattamenti

In base ai risultati della diagnosi, si sceglierà la terapia più adeguata.

La frattura scomposta e instabile richiede l’intervento chirurgico con la tecnica mininvasiva dell’osteosintesi durante cui i frammenti ossei vengono uniti con fili di Kirschner o vite di Herbert.

Per la frattura composta, sarà sufficiente immobilizzare il polso e il pollice con un tutore, ovvero uno splint realizzato su misura da indossare per 6-10 settimane.

In ogni caso, occorre seguire un percorso di Fisioterapia e Riabilitazione al fine di recuperare del tutto forza e funzionalità articolare.

Innanzitutto, si interviene per ridurre l’edema e l’infiammazione con i seguenti trattamenti di terapia fisica strumentale:

  • Tecarterapia;
  • Laser Yag ad alta potenza;
  • Magnetoterapia per accelerare i tempi di formazione del callo osseo;
  • Onde d’Urto, in caso di ritardo di consolidazione.

Nella seconda fase, si prevedono:

  • Esercizi terapeutici mirati al recupero del range di movimento;
  • Esercizi di potenziamento dei muscoli epitrocleari, epicondiloidei e intrinseci della mano usando elastici ed altri strumenti specifici;
  • Massoterapia per intervenire su eventuali contratture e drenare l’arto superiore;
  • Esercizi di propriocezione e di recupero del gesto atletico.
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