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Salmonella: cos’è e come si cura

salmonella

Sommario

L’infezione da salmonella (salmonellosi) rientra nella categoria delle tossinfezioni alimentari. Origina da un tipo di batteri gram negativi (enterobatteri) che causa una delle infezioni gastrointestinali più diffuse nei Paesi industrializzati. Questo tipo di infezione viene trasmessa dall’ingestione di cibi contaminati, soprattutto uova e derivati, carne di maiale e latte non pastorizzati o consumati crudi, alimenti di origine avicola.  

La salmonella si trova, in genere, nell’intestino di uccelli, mammiferi (incluso l’uomo), rettili, ma anche in acque non potabili. Ne esistono oltre 2000 varianti (o sierotipi): i ceppi più diffusi nell’uomo e negli animali sono Senteritidis e S. typhimurium.

Le forme di salmonellosi possono essere tifoidee e non tifoidee: queste ultime sono responsabili di oltre il 50% delle infezioni gastrointestinali complessive.

I batteri della salmonella non tollerano temperature elevate e pH acidi con valori inferiori a 5.5. Vengono distrutti dal calore in fase di cottura dei cibi (a 70°C per almeno un quarto d’ora). La congelazione a temperature inferiori ai 5°C inattiva moderatamente i batteri e ne impedisce la crescita. 

Salmonella: cause dell’infezione e alimenti a rischio

La salmonellosi è ritenuta una zoonosi, un’infezione trasmessa dagli animali (selvatici, domestici, da allevamento) all’uomo. Animali (portatori sani) come polli, bovini, maiali, topi, cani, gatti eliminano il batterio con le feci contaminando alimenti, mangimi, acqua.

Il veicolo di contagio principale è dato dagli alimenti contaminati da salmonella, ovvero cibi e bevande venuti a contatto con le feci di animali o persone infette oppure derivanti dall’animale infetto (carne, uova, latte non cotti adeguatamente). L’infezione si può contrarre anche per contatto diretto, manipolando animali infetti oppure oggetti contaminati.

Purtroppo, il cibo contaminato non insospettisce in quanto non ha un odore o sapore anomalo né alterazioni di colore e consistenza. 

Le cause più frequenti di salmonellosi derivano da:

  • Raffreddamento degli alimenti troppo lento;
  • Cottura incompleta e irregolare, consumo di cibi crudi o poco cotti;
  • Scarse condizioni igieniche di chi manipola gli alimenti.

Ecco quali sono gli alimenti più a rischio:

  • Uova poco cotte o crude, derivati a base di uova crude (salse e creme come la maionese);
  • Carne (soprattutto pollame e carne di maiale) crudo o poco cotto e derivati;
  • Pesce, molluschi, crostacei;
  • Prodotti alimentari non pastorizzati come latte crudo e derivati;
  • Frutta e verdura contaminate durante l’operazione di taglio (come pomodori, insalata, angurie, meloni, succo d’arancia e sidro non pastorizzati);
  • Gelati, creme, preparati per dolci.

Sintomi e complicanze

La sintomatologia varia da soggetto a soggetto in base a tre fattori: condizioni di salute dell’ospite, virulenza del ceppo infettante, carica batterica e resistenza all’infezione.

I soggetti più a rischio di salmonellosi sono coloro che presentano acidità gastrica ridotta, flora batterica intestinale alterata, malattie infiammatorie enteriche, neoplasie, problemi di reflusso o ulcera peptica.

I sintomi caratteristici della salmonellosi sono:

  • Crampi addominali;
  • Nausea, vomito;
  • Diarrea con feci liquide (anche verdi) e presenza di muco, talvolta sangue;
  • Febbre (38-39°C);
  • Mal di testa;
  • Dolori articolari.

Nei casi più gravi, che interessano soggetti debilitati, possono verificarsi:

  • Polmonite;
  • Endocardite;
  • Pielonefrite;
  • Osteomielite (infezione dell’osso);
  • Meningite (infezioni delle membrane che rivestono cervello e midollo spinale);
  • Artrite settica (infezione articolare);
  • Setticemia.

Il tempo di incubazione dall’esposizione al batterio va dalle 12 alle 72 ore.

Salmonellosi: terapie e cure

La salmonellosi si diagnostica con l’esame colturale delle feci (coprocoltura) in grado di individuare la presenza e il sierotipo di salmonella responsabile dell’infezione.

Nei casi più gravi, il microrganismo può essere evidenziato anche da coltura di urina, sangue o essudati.

Come si cura la salmonellosi?

Essendo un’infezione batterica, verrebbe naturale pensare di curarla con antibiotici. In realtà, si sconsiglia il ricorso ad un trattamento antibiotico perché, in gran parte dei casi, si tratta di forme lievi i cui sintomi scompaiono spontaneamente nel giro di 4-7 giorni. Oltretutto, assumere antibiotici senza un motivo valido può scatenare fenomeni di farmaco-resistenza.

Il trattamento con antibiotici è riservato esclusivamente a bambini al di sotto dei 2 anni, anziani, soggetti immunodepressi, con infezioni gravi e sintomi extra intestinali.

Il medico, in linea generale, raccomanderà una terapia di supporto: riposo, assunzione abbondante di liquidi per reintegrare acqua e sali persi con diarrea e vomito. Risultano particolarmente utili fermenti lattici e probiotici per ripristinare la flora batterica.

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