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Sacroileite

sacroileite

Sommario

Attenzione a non confondere una semplice lombalgia o discopatia con la sacroileite. Il mal di schiena potrebbe essere causato da quest’ultima, un’infiammazione dell’articolazione sacro-iliaca che collega l’osso sacro alle due ossa iliache del bacino. E’ difficile da diagnosticare, si tratta di una spondiloartropatia che potrebbe causare patologie che colpiscono la parte bassa della schiena come la spondilite anchilosante.

La sacroileite è una patologia piuttosto comune (interessa circa il 30% dei dolori lombari) ma difficile da individuare. Ecco perché è importante eseguire una diagnosi attenta e scrupolosa.

Una volta diagnosticata ed aver individuato le cause, sarà possibile intervenire con terapie adeguate e specifiche. 

Sacroileite: cause

Ogni caso di sacroileite è a sé, le cause possono essere diverse. Principalmente, la patologia si sviluppa a seguito di fattori meccanici, reumatologici o viscerali.

Le cause più comuni, responsabili della sacroileite, sono:

  • Eccessiva sollecitazione dell’articolazione per via del carico sbilanciato che non consente ai muscoli di lavorare bene (soprattutto l’ileo-psoas), sovraccarico o posture alterate. Sono le cause più frequenti e possono provocare i cosiddetti trigger point (piccole contratture dolorose);
  • Deficit di stabilità dell’articolazione sacroiliaca;
  • Traumi diretti e indiretti (come cadute, incidenti, infortuni);
  • Lesioni al bacino o alla spina dorsale;
  • Vari tipi di artrite (dall’artrosi alla spondilite anchilosante);
  • Gravidanza;
  • Infezioni come quelle del tratto urinario o da osteomielite;
  • Disturbi viscerali (dolore pelvico, colon irritabile, ecc.);
  • Patologie croniche intestinali come la colite ulcerosa;
  • Abuso di certe droghe.

Sintomi e complicazioni: come riconoscere e diagnosticare la sacroileite

L’infiammazione può manifestarsi ad un solo lato o ad entrambi, in forma acuta o cronica.

I sintomi della sacroileite, che possono confondersi con altre patologie che colpiscono la parte bassa della schiena come lombalgia o ernia del disco, sono:

  • Dolore importante avvertito a livello sacrale, che si intensifica quando si salgono le scale o si sta per lungo tempo in piedi. Talvolta, è così forte che impedisce di camminare, restare in piedi e si avverte anche stando sdraiati a letto. Il dolore cronico e prolungato può diventare neuropatico, provocare ansia, depressione, insonnia;
  • Rigidità articolare, specie quando si tentano movimenti in flessione (in avanti) e in estensione che provocano dolore. La rigidità interessa anche gli arti inferiori;
  • Sensazione di calore e rossore, che indicano presenza di infiammazione.

Oltre all’anamnesi e all’esame obiettivo di uno specialista, una diagnosi accurata prevede esami strumentali specifici (radiografia, TAC, Risonanza Magnetica Nucleare della colonna vertebrale), esame del sangue o termografia. La prova del nove è l’infiltrazione di anestetico nell’articolazione sacroiliaca: in presenza di sacroileite, dopo l’infiltrazione i sintomi spariscono.

Terapia conservativa mirata

La terapia più adeguata della sacroileite dipende dalla causa responsabile della patologia e dalla gravità dei sintomi. Facciamo un paio di esempi.

Bisogna ricorrere a farmaci antinfiammatori e immunosoppressivi se la causa è una malattia reumatica, mentre in caso di infezione occorre assumere antibiotici.

Le cause più frequenti sono artrosi e problemi meccanici. In tal caso, i medici prescrivono una terapia conservativa che prevede:

  • Sospensione di tutte le attività che possono peggiorare il dolore come posture scorrette o sovraccarico;
  • Applicazione di ghiaccio;
  • Assunzione di FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), antidolorifici, miorilassanti (per eventuali contratture muscolari);
  • Busto contenitivo in caso di infiammazione acuta;
  • Infiltrazioni di anestetico locale e cortisonico sotto guida ecografica o radiografica.

Oltre a presentare effetti collaterali e controindicazioni, i farmaci suddetti si possono assumere per un breve periodo e, in più, l’effetto è temporaneo. I risultati a lungo termine si ottengono con un percorso di fisioterapia mirata tenendo conto delle creste iliache.

Se la terapia conservativa non porta a risultati soddisfacenti, bisognerà ricorrere a trattamenti più o meno invasivi: denervazione, stimolazione elettrica o intervento chirurgico (artrodesi con tecnica mini invasiva).

Sacroileite: Fisioterapia, i trattamenti d’elezione

La Fisioterapia interviene sulla sacroileite se la causa è meccanica, l’Osteopatia in caso di disturbi sia meccanici sia di tipo viscerale.

Per completare la diagnosi, il fisioterapista esegue una valutazione globale e distrettuale comprensiva di test specifici allo scopo di pianificare un percorso terapeutico personalizzato.

Per eliminare infiammazione e dolore, si ricorre a terapie strumentali d’elezione (Tecarterapia e Laser Yag ad Alta Potenza sono i trattamenti più efficaci e rapidi).

In seguito, passerà alla terapia fisica per eliminare eventuali contratture, rigidità e blocchi con i migliori trattamenti, ovvero:

  • Manipolazione miofasciale per intervenire sui trigger point;
  • Massaggi decontratturanti;
  • Manipolazioni osteopatiche;
  • Esercizi terapeutici (allungamento dell’articolazione sacroiliaca, potenziamento muscolare della schiena, ginnastica posturale). Per il rinforzo muscolare, si interviene soprattutto su ileo-psoas, gluteo piriforme, muscoli ischio-crurali e muscolo quadrato.

In caso di deficit posturale riscontrato a seguito dell’esame Baropodometrico, il fisioterapista raccomanderà il percorso di Rieducazione Posturale Globale (metodo Mezieres) per ripristinare la corretta postura di tutta la colonna vertebrale e degli arti inferiori. E’ un metodo efficace a lungo termine che evita il rischio di recidive.

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