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Piede ingessato

Piede ingessato

Sommario

Il piede ingessato deve essere protetto da eventuali danni perché il processo di guarigione deve essere completo e possibilmente rapido. Un apparecchio gessato confezionato in modo ottimale, in genere, consente di svolgere le attività quotidiane con il minimo disagio. E’ fondamentale salvaguardare il piede e favorirne la guarigione. Non dimentichiamo che il piede svolge un ruolo fondamentale visto che ammortizza i carichi del corpo. In tal senso, è una delle strutture più importanti del nostro corpo. Posto all’estremità della gamba si collega ad essa tramite la caviglia.

La volta plantare, che sopporta tutto il peso del corpo, è costituita da ossa posteriori (un osso sull’altro), mediali e anteriori (un osso vicino all’altro). Gran parte dei muscoli che originano dalla gamba si inseriscono a livello del piede: quando si attivano, il piede si muove.

In quali casi deve essere ingessato il piede? Dopo la rimozione del gesso, Fisioterapia e Riabilitazione sono fondamentali per il recupero completo dell’arto.

Piede ingessato: fratture da trattare

La frattura dei malleoli è un evento comune: provoca dolore localizzato, gonfiore, impotenza funzionale. Le fratture monomalleolari senza spostamento sono le più comuni e si risolvono applicando per un mese un gambaletto gessato. 

Negli adulti, le fratture del calcagno sono le più frequenti: si verificano a seguito di un trauma diretto (caduta dall’alto sui talloni). 

Le meno frequenti sono le fratture dell’astragalo provocate da traumi indiretti d’impatto significativo. Si verifica un’iperflessione del piede che frattura l’astragalo con conseguente dolore, gonfiore, ecchimosi e deformità. Può portare ad una complicanza grave: la necrosi di corpo o testa dell’astragalo.

Più rara è la frattura dello scafoide del piede, una frattura da stress a seguito di uno sforzo ripetitivo e intenso.

Tutti i casi di frattura del piede sono da trattare con l’ingessatura il cui obiettivo è mantenere in posizione stabile l’articolazione per favorire il consolidamento dell’osso e la formazione di nuovo callo osseo per la riparazione spontanea dell’osso leso. 

L’apparecchio gessato, solido e adeguato all’area da trattare, deve essere in grado di resistere alle forze esterne in modo da assicurare una guarigione sicura e più rapida.

Inizialmente, per evitare che il piede si gonfi, è necessario mantenere l’arto sollevato. L’apparecchio gessato deve essere mantenuto asciutto e pulito evitando sudore e acqua che provocano prurito. In caso di prurito, non bisogna grattare all’interno del gesso per scongiurare microlesioni e infezioni. Il prurito si può risolvere assumendo un antistaminico. In caso di reazioni come insensibilità alle dita, eccessivo gonfiore, dolore dell’arto è bene consultare il medico per indagare su possibili complicanze.

Rimozione del gesso: cosa fare?

Le ossa rotte richiedono diverse settimane (a volte mesi) per guarire. Trascorso il tempo necessario per il consolidamento delle ossa e la completa guarigione, il medico procederà alla rimozione del gesso utilizzando una speciale sega da gesso che vibra senza ruotare.

Nel periodo post-operatorio e post-gesso, è necessario indossare un tutore fisso per tibio-tarsica per ottenere il massimo controllo delle pressioni ai malleoli, alla parte bassa della gamba e al piede durante la deambulazione. Il tutore per il piede con struttura in un unico blocco ed inserti speciali ha un design anatomico pensato per qualsiasi tipo di gamba. L’elevato potere di assorbimento degli urti delle suole riduce al minimo l’impatto al suolo durante la deambulazione. Assicura un’ottima stabilità.

Nel periodo in cui si indossa il gesso, la forza muscolare nell’area traumatizzata si perde. E’ perciò fondamentale seguire un percorso di Fisioterapia e Riabilitazione, dopo la rimozione del gesso. Serve a ripristinare la normale forza muscolare, la funzionalità articolare e la flessibilità.

Fisioterapia e Riabilitazione

Di solito, dopo la rimozione del gesso, il piede si presenta debole, dolente, gonfio. Di conseguenza, la prima cosa da fare è risolvere gonfiore e dolore prima di procedere con il recupero della funzionalità del piede.

Le terapie fisiche strumentali d’elezione che intervengono su edema e dolore sono Tecarterapia, Laser Yag ad alta potenza, Magnetoterapia e Ultrasuoni.

Una volta superati sia il dolore sia il gonfiore, il Fisioterapista farà eseguire al paziente esercizi terapeutici mirati a migliorare il tono/trofismo muscolare, la mobilità plantare ed il recupero funzionale per tornare a camminare normalmente. Gli esercizi in questione sono di rinforzo muscolare, propriocettivi (per l’equilibrio e la stabilità del piede) ed esercizi per il recupero del range di movimento articolare (mobilizzazione passiva e attiva-assistita).

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