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Palpebra cadente

Palpebra cadente

Sommario

In gergo medico, la palpebra cadente è conosciuta come ptosi palpebrale. Si verifica un abbassamento totale o parziale delle palpebre superiori o inferiori. Quando colpisce la palpebra superiore, prende il nome di blefaroptosi.

La ptosi palpebrale può essere congenita (presente fin dalla nascita) o acquisita (compare nel corso della vita).

Le cause delle palpebre cadenti, che approfondiamo in questa guida, possono essere diverse ed interessare complicanze di specifiche patologie.

Quali sono i sintomi, le cause, i fattori di rischio ed i migliori trattamenti per intervenire sulla ptosi palpebrale?

Palpebra cadente: sintomi

I sintomi tipici della ptosi sono:

  • Problemi ad aprire o chiudere gli occhi;
  • Abbassamento lieve o significativo di una o entrambe le palpebre, che può essere stabile, progressivo o intermittente;
  • Cedimento lieve o lassità grave della pelle intorno o sopra la palpebra;
  • Aspetto del viso cambiato;
  • Stanchezza, dolori intorno agli occhi.

Cause della ptosi congenita e acquisita

Le palpebre cadenti possono originare da diverse cause:

  • Invecchiamento;
  • Predisposizione genetica;
  • Sviluppo anomalo del muscolo elevatore della palpebra superiore;
  • Stiramento o separazione del tendine associato al muscolo elevatore;
  • Complicanze di malattie che causano indebolimento o paralisi del muscolo elevatore o della sua innervazione;
  • Malattie neurologiche e muscolari;
  • Malattie sistemiche come il diabete;
  • Traumi, infortuni;
  • Lesioni o effetti collaterali della chirurgia oculare correttiva come nel caso di interventi della cataratta;
  • Abuso di farmaci oppioidi (morfina, ossicodone);
  • Abuso di droghe come l’eroina;
  • Tumori della cavità oculare.

Questa condizione può colpire persone di tutte le età, anche bambini.

In una condizione grave, nei bambini la ptosi palpebrale può causare problemi come ambliopia (per occlusione) ovvero l’occhio pigro. Consiste nella scarsa visione in un occhio per il mancato sviluppo del sistema visivo o per strabismo. Provoca sfocatura delle immagini, astigmatismo, altri errori di rifrazione fino al rischio di perdita della vista.

Diagnosi delle palpebre cadenti

L’iter diagnostico comprende l’esame delle palpebre da parte dell’oculista e, se necessario, ulteriori indagini strumentali.

Durante l’esame obiettivo, lo specialista procede con la palpazione delle palpebre e dell’orbita oculare.

Effettua la misurazione della fessura palpebrale, distanza marginale riflessa 1 e 2 (MRD-1 e 2), funzione del muscolo elevatore, distanza della piega cutanea dal margine della palpebra superiore. 

Osserva i movimenti dell’occhio, l’altezza delle palpebre, la forza del muscolo elevatore ed eventuali anomalie nella produzione di lacrime, la retrazione palpebrale, la presenza di disturbi come debolezza muscolare o visione doppia.

Misurazioni ed osservazioni precedono la valutazione dell’acuità visiva e l’utilizzo di colliri topici.

Per scoprire la causa della ptosi acquisita e programmare la terapia più adeguata, l’oculista potrebbe prescrivere una TC (tomografia computerizzata) o MRI (risonanza magnetica).

Palpebra cadente: trattamenti

Il trattamento d’elezione delle palpebre cadenti dipende dalla causa d’insorgenza del problema.

In caso di sintomi lievi, potrebbe essere sufficiente il trattamento con esercizi oculari per correggere il problema potenziando i muscoli deboli. In alternativa, lo specialista può prescrivere l’utilizzo di speciali lenti a contatto sclerali in grado di sostenere la palpebra oppure occhiali ‘stampella’.

I casi di blefaroptosi legati a malattie sistemiche, muscolari e neurologiche necessitano di uno specialista competente.

Per correggere un caso grave di ptosi palpebrale, si ricorre alla chirurgia allo scopo diper riattaccare e rinforzare i muscoli elevatori: sollevando le palpebre si migliora la visione e l’aspetto estetico.

Gonfiore e lividi, dopo l’intervento, persistono in media per 2-3 settimane e la guarigione avviene entro 6 settimane. In certi casi, vengono prescritti colliri lubrificanti, antidolorifici o antibiotici.

Le possibili complicanze dopo la blefaroplastica sono infezione nell’area trattata, eccessivo sanguinamento, danno ai muscoli facciali o ai nervi, cicatrici.

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