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Operazione alluce valgo

Operazione alluce valgo

Sommario

L’alluce valgo è una deformazione che interessa il primo dito del piede. E’ caratterizzato da una sporgenza mediale del primo osso metatarsale (cipolla) e da una deviazione laterale in direzione delle altre dita del piede. Questa deviazione dell’alluce verso il lato esterno è accompagnata da un processo infiammatorio costante che interessa la borsa mucosa alla base dell’alluce e da dolore. Si tratta di una condizione che, spesso, richiede l’operazione alluce valgo.

La borsite tende a peggiorare nel tempo insieme alla patologia stessa. A lungo andare, se trascurato, l’alluce valgo può alterare l’allineamento delle ossa del piede: il dolore può intensificarsi, il movimento dell’alluce ridursi. Tra i segni tipici dell’alluce valgo, troviamo il dito a martello, iperlordosi, edema, dolori articolari, rigidità articolare, parestesia, formazione di osteofiti.

Nei casi più gravi, la deformazione può portare ad accavallamento dell’alluce con il secondo dito del piede fino a diventare invalidante.

Questa patologia è piuttosto diffusa e colpisce soprattutto le donne.

Operazione alluce valgo: quando intervenire

L’operazione alluce valgo serve a riportare l’alluce nella sua naturale posizione anatomica eliminando la deformazione. L’intervento chirurgico più diffuso è l’osteotomia eseguibile in anestesia locale con procedura a cielo aperto o percutanea. Con una serie di tagli sull’osso la deviazione del metatarso viene corretta.

L’osteotomia a cielo aperto (l’approccio più invasivo) consiste nell’aprire chirurgicamente la pelle e i tessuti sottostanti asportando una porzione dell’osso ed inserendo supporti per riposizionare l’alluce in modo anatomicamente corretto.

Con la procedura meno invasiva (approccio percutaneo) si ottiene lo stesso risultato effettuando piccoli fori nella pelle. L’intervento viene eseguito con l’ausilio di una specifica strumentazione sotto la guida di immagini radioscopiche. Essendo meno invasivo, questo intervento consente un recupero post-operatorio più rapido.

Esistono diverse tecniche chirurgiche che possono intervenire sull’osso o sui tessuti molli.

Oltre all’osteotomia, citiamo in particolare due tecniche chirurgiche: l’artrodesi e l’artroplastica di resezione.

Sarà il chirurgo a decidere quale approccio è più adeguato al paziente in base a vari fattori: età, condizioni di salute generale, gravità dei sintomi, stile di vita. Le condizioni di salute incidono molto sulla scelta dell’intervento che potrebbe accrescere il rischio di sviluppare patologie come artrite o diabete.

Operazione alluce valgo: procedura e tempi di recupero

La chirurgia costituisce l’unica soluzione valida per correggere l’alluce valgo nei casi più gravi, in particolare quando la patologia diventa invalidante. 

La disposizione di ossa, tendini, legamenti e nervi viene corretta per riallineare l’alluce con le altre dita del piede (che vengono riposizionate) ed eliminare la sporgenza (cipolla).

Di solito, l’intervento viene eseguito in day hospital ricorrendo ad anestesia locale o generale.

Naturalmente, i tempi di recupero variano a seconda della tecnica chirurgica scelta. Il bendaggio viene rimosso dopo 5 settimane circa, dopodiché il paziente dovrà indossare una scarpa ortopedica specifica per mantenere in posizione il piede finché le ossa non saranno consolidate.

Riabilitazione post-chirurgica

Prima della Riabilitazione post-chirurgica, il fisioterapista esegue una valutazione globale e distrettuale comprensiva dell’esame Baropodometrico per verificare la postura e la distribuzione dei carichi sul piede. La valutazione pre-operatoria serve a ridurre le complicanze post-chirurgiche ottenendo migliori risultati a lungo termine. Il terapista controllerà la biomeccanica, la condizione funzionale del paziente, la potenza muscolare, la postura, l’equilibrio, l’arco di movimento: in questa fase, il paziente imparerà ad eseguire correttamente gli esercizi post-operatori.

La Riabilitazione post-operatoria è finalizzata a minimizzare la risposta infiammatoria, l’edema migliorando la forza muscolare e la flessibilità articolare per un recupero più rapido. 

Si suddivide in 3 fasi:

  1. Massima protezione, il giorno dopo l’intervento, che prevede movimenti passivi dell’articolazione del ginocchio, della caviglia e dell’anca;
  2. Moderata protezione, quando infiammazione e dolore sono minimi. Si procederà al rinforzo muscolare ed all’uso di tavolette instabili per recuperare lo schema motorio del passo;
  3. Minima protezione, quando il dolore è assente e il paziente ha recuperato una buona mobilità articolare. In questa fase, si procederà con movimenti completi di tutto il piede ed esercizi di potenziamento muscolare (gamba e piede) e propriocettivi.
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