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Mononucleosi: una problematica invalidante

mononucleosi

Sommario

La malattia infettiva nota come mononucleosi, di origine virale acuta e contagiosa, si trasmette tramite la saliva. Per questa modalità di trasmissione del virus, è conosciuta come ‘malattia del bacio’

In realtà, il contatto con la saliva può avvenire tramite oggetti e giocattoli portati alla bocca, non necessariamente con i baci, oppure con le goccioline diffuse tossendo o starnutendo. Inoltre, il contagio può avvenire anche tramite le urine, rapporti sessuali non protetti e trasfusioni di sangue o emoderivati.

Il responsabile dell’infezione è il virus di Epstein-Barr (EBV – Epstein-Barr Virus).

Approfondiamo sintomi, cause e trattamenti della mononucleosi.

Mononucleosi: cause e fattori di rischio

La mononucleosi è causata dal virus di Epstein Barr (EBV), appartenentealla stessa famiglia dei virus herpes. Una volta contratta l’infezione, questo virus resta latente nel corpo umano in modo permanente e potrebbe periodicamente ricomparire.

Il virus EBV favorisce la produzione di globuli bianchi (nello specifico, le cellule mononucleate) o monociti nel sangue.

La mononucleosi interessa soprattutto soggetti in età compresa tra i 15 e i 35 anni, in particolare con sistema immunitario indebolito. La contagiosità è modesta: secondo le ultime stime, il 90% della popolazione mondiale adulta è entrata in contatto con il virus ma gran parte di queste persone ha sviluppato specifici anticorpi e non è stata infettata.

Sintomi e complicanze

Come riconoscere la mononucleosi? I sintomi tipici sono:

  • Faringite con difficoltà ad ingoiare il cibo, mal di gola in fase di deglutizione, placche bianche nell’area delle tonsille, gola arrossata;
  • Linfonodi dolenti e ingrossati (collo, ascelle, basso ventre);
  • Febbre costante che può raggiungere i 39-40°C con abbondante sudorazione durante la notte;
  • Malessere generale, debolezza e spossatezza protratte nel tempo;
  • Perdita di appetito, inappetenza;
  • Dolori muscolari diffusi;
  • Mal di testa, cefalea;
  • Milza ingrossata;
  • Comparsa di un significativo numero di cellule linfocitarie atipiche nel sangue;
  • Rash cutaneo;
  • Esantema simile a quello del morbillo.

Raramente, la mononucleosi può portare alle seguenti complicanze:

  • Anemia emolitica e trombocitopenia;
  • Disturbi a carico del sistema nervoso centrale e periferico (encefaliti, convulsioni, meningiti, alterazioni comportamentali);
  • Problematiche a cuore e polmoni;
  • Miocardite;
  • Sofferenza epatica per aumento delle transaminasi.

In particolare, la mononucleosi si sviluppa in modo subdolo, con febbricola, stanchezza e malessere generale che possono perdurare per diversi mesi. Il virus di Epstein Barr, dopo il contagio, resta silente in attesa dell’abbassamento delle difese immunitarie. Quando si riattiva, può causare la sindrome da stanchezza cronica. Il virus di Epstein Barr è stato associato all’insorgenza del linfoma di Burkitt, cancro nasofaringeo ed altri tumori ma la causa-effetto non è stata del tutto accertata.

Il periodo di incubazione dell’infezione varia dai 30 ai 50 giorni negli adolescenti e adulti, dai 10 ai 15 giorni nei bambini.

Diagnosi

I sintomi della mononucleosi sono simili a quelli di altre patologie infettive come rosolia, epatite virale e toxoplasmosi. Per tale motivo, in sede diagnostica, è necessario escludere queste malattie e scoprire la vera causa dell’infezione acuta. 

Una diagnosi accurata prevede l’identificazione di linfocitosi (nel sangue), riscontri sierologici (presenza di anticorpi diretti contro proteine di EBV e di anticorpi eterofili circolanti).

Per accertamenti, lo specialista prescriverà particolari esami immunologici ed ematologici:

  • Esame emocromocitometrico per il rilevamento dell’aumento dei globuli bianchi (tipico della mononucleosi) e la presenza di cellule mononucleate;
  • Monotest, che diagnostica in modo poco specifico infezioni da EBV;
  • Ricerca degli anticorpi anti-EBV VCA per rilevare la presenza di anticorpi specifici nel siero (Viral Capsid Antigen) per l’EBV;
  • Ricerca degli anticorpi anti-EBV EA per verificare la presenza di specifici anticorpi del virus (Early Antigen) nel sangue.

Terapie mirate per la mononucleosi: come curarla al meglio

Generalmente, seguendo terapie adeguate, si guarisce dalla mononucleosi nell’arco di 2-3 settimane dalla manifestazione dei sintomi senza alcuna complicanza. Di rado, si verificano ricadute croniche negli anni seguenti: certi pazienti possono accusare stanchezza cronica e difficoltà di concentrazione per qualche mese.

Chi è affetto da mononucleosi dovrebbe riposare evitando sforzi fisici per 6-8 settimane almeno, soprattutto se la milza si ingrossa (un rischio cui sono soggetti soprattutto sportivi e bambini). L’ingrossamento della milza è un’emergenza che deve essere tempestivamente gestita in ospedale e richiede un immediato soccorso sanitario.

Non sono disponibili farmaci specifici per curare la mononucleosi, bensì soltanto farmaci per terapie sintomatiche: 

  • Analgesici (ibuprofene);
  • Antipiretici (paracetamolo);
  • Corticosteroidei (nei casi gravi, per complicazioni come l’edema delle vie aeree);
  • IgG (immunoglobuline) nel caso in cui i corticosteroidei non sortissero alcun effetto benefico.

Attenzione: in caso di malattia virale, non bisogna mai somministrare antibiotici perché non solo non servirebbero a nulla ma potrebbero provocare altri danni al sistema immunitario.

Una volta eliminati i sintomi più evidenti, il soggetto smette di essere infettivo.

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