Powered by Smartsupp

SPEDIZIONE GRATUITA DA 19,90 € 

Cerca
Grande trocantere

Sommario

Nota in passato come borsite trocanterica, la sindrome dolorosa del grande trocantere (GTPS) è una delle principali manifestazioni di dolore cronico laterale all’anca. In gran parte dei casi, le persone colpite sono donne di età compresa fra i 40 e i 60 anni.

Le cause responsabili della sindrome possono essere diverse, tra cui condizioni patologiche ai tendini, alla borsa o al tratto ileo-tibiale.

Il dolore si concentra sul grande trocantere, punto d’inserzione di 5 tendini: piccolo e medio gluteo, piriforme, otturatore interno ed esterno. Spesso, questi tendini sono definiti ‘la cuffia dei rotatori dell’anca’. La sindrome dolorosa aumenta quando si assumono posizioni in adduzione o si svolgono attività in carico. Il dolore è accompagnato da sensibilità nella zona del grande trocantere, della coscia laterale o delle natiche.

Scoprite quali sono le cause di questa sindrome, l’iter diagnostico ed i migliori trattamenti per risolvere il problema.

Sindrome dolorosa del grande trocantere: cause e fattori di rischio

Le principali cause responsabili della sindrome dolorosa del grande trocantere sono: 

  • Tendinopatie;
  • Lesioni;
  • Trauma acuto per impatto diretto o da sovraccarico cronico per movimenti ripetuti;
  • Borsite (infiammazione della borsa trocanterica) solo nel 20% dei casi;
  • Lacerazioni del gluteo medio e minimo;
  • Anca a scatto esterna.

Col tempo è stato scoperto che il problema più frequente è la presenza di degenerazione tendinea, soprattutto a carico del medio e piccolo gluteo. Risultano assenti, invece, le caratteristiche istologiche dell’infiammazione.

Tra i fattori predisponenti lo sviluppo della patologia, troviamo:

  • Una biomeccanica dell’anca alterata, in particolare debolezza dei muscoli abduttori che portano a tilt pelvico e adduzione dell’anca. Questo problema genera compressioni del tratto ileo-tibiale a svantaggio dei tendini glutei;
  • Artrosi delle ginocchia;
  • Dolore lombare;
  • Sport come corsa, calcio, danza.

Diagnosi

L’iter diagnostico prevede:

  • Anamnesi (storia clinica) durante cui il paziente riferisce dolore cronico laterale all’anca che si intensifica durante il riposo notturno o le attività in carico;
  • Esame obiettivo che include palpazione del grande trocantere e test (Single Leg Stance e De-Rotational Test). Nell’83% dei casi il grande trocantere risulta colpito da dolore;
  • Segno di Trendelenburg, test di Ober, FABER, FADER e ADD che completano l’esame obiettivo;
  • Indagini strumentali (ecografia e risonanza magnetica).

E’ fondamentale escludere patologie che presentano sintomi simili alla GTPS. Tra queste, citiamo la sindrome del piriforme, artrosi, meralgia parestetica, impingment femoro-acetabolare, ernia inguinale, radicolopatia di L2 e L3.

Sindrome dolorosa al grande trocantere: i migliori trattamenti

La terapia conservativa, in caso di sindrome dolorosa al grande trocantere, consiste in:

  • Riposo;
  • Applicazione di ghiaccio; 
  • Assunzione di farmaci antinfiammatori per un breve periodo;
  • Iniezioni di anestetico locale e corticosteroidi, se i sintomi persistono;
  • Fisioterapia e Riabilitazione.

Il trattamento riabilitativo si basa sull’educazione posturale, sul potenziamento dei muscoli posterolaterali dell’anca e sul training neuromuscolare con gestione del carico. 

Tutto questo serve a:

  • ridurre il dolore;
  • evitare o ridurre attività che possono indurre il dolore attraverso forze compressive;
  • migliorare funzionalità e controllo motorio dell’anca e della regione lombo-pelvica. 

Terapia con Onde d’Urto

Nei casi refrattari di sindrome dolorosa del grande trocantere, si può ricorrere al trattamento a Onde d’Urto radiali (RSWT), una terapia strumentale promettente.

Affidandosi ad un operatore qualificato ed esperto, questa terapia presenta rischi minimi, lievi effetti collaterali come:

  • arrossamenti cutanei;
  • dolore e disagio sia durante sia dopo la seduta;
  • gonfiore, pelle dell’area trattata intorpidita;
  • petecchia. 

Si tratta di effetti destinati a scomparire nell’arco di 36 ore dopo il trattamento.

In caso d’inefficacia della terapia a onde d’urto radiali, si può ricorrere alla chirurgia, dopo aver escluso altre potenziali cause della sintomatologia.

Condividi articolo:
Articoli correlati