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Ghiaccio secco: a cosa serve

ghiaccio secco

Sommario

A differenza del ghiaccio che si forma in frigo, il ghiaccio secco non è composto da acqua. Questo rimedio contro il dolore (mal di denti, infortuni sportivi, traumi, ecc.) presenta un altro ingrediente a cui porre particolare attenzione. 

Dai tempi antichi, il ghiaccio viene usato come antidolorifico, antipiretico e antiedemigeno. In questa guida, non ci riferiamo al ghiaccio in cubetti sistemato nel frigo per raffreddare rapidamente una bevanda, ma di un prodotto specifico. Pensiamo alla bomboletta spray usata quando un calciatore si fa male: contiene proprio ghiaccio secco. Come viene preparato? A cosa serve? Rischi e pericoli?

Ghiaccio secco: composizione, a cosa serve

Il ghiaccio secco contiene anidride carbonica (CO2) allo stato solido. Viene realizzatoad una temperatura di -78°C. Fa parte dei tanti articoli sanitari, una sottocategoria dei dispositivi medici, è reperibile offline (farmacie, parafarmacie, supermercati) oppure online.

La crioterapia è una pratica antichissima: il termine derivante dal greco si traduce in ‘curare con il freddo’.

Le proprietà, note da sempre, di questa pratica sono:

  • Antidolorifica (combatte efficacemente dolori di varia natura);
  • Antipiretica (riduce o elimina la febbre);
  • Antiedemigena (riduce l’edema, il gonfiore).

Detto questo, è facile intuire a cosa serve il ghiaccio secco. Viene impiegato per trattare contusioni, traumi, stati febbrili (specie se accompagnati da crisi convulsive, come capita ai bambini), dolori di vario tipo.

Le funzioni del ghiaccio

Ogni qualvolta ci facciamo male e il dolore si fa sentire, il primo gesto istintivo è quello di cercare il ghiaccio in frigo, quello in cubetti o quello secco. E’ il rimedio antidolorifico più antico, noto ed utilizzato: il sollievo risulta immediato seppure temporaneo. Applicare il ghiaccio nell’area dolente inibisce l’impulso doloroso, quindi funziona da anestetico naturale.

Non solo: combatte anche il gonfiore, l’edema, quindi svolge una funzione antiedemigena. Applicando il ghiaccio sulla parte gonfia i vasi sottostanti si costringono. In tal modo, si impedisce la fuoriuscita di materiale che scatena l’edema.

Il ghiaccio svolge anche una funzione antispastica e miorilassante. Se proviamo ad applicarlo su una contrattura muscolare, il muscolo si rilasserà perché a basse temperature non può restare contratto per lungo tempo.

Attenzione a rischi e pericoli nell’uso del ghiaccio secco

Il ghiaccio secco non è un ingrediente alimentare ma ciò che attira cuochi, pasticceri, barman gourmet o privati in vena di feste stravaganti è il suo effetto ‘nebbiolina’ (lo stesso usato nelle discoteche). In passato, veniva utilizzato soltanto per il trasporto di prodotti congelati.

Non tutti sanno, però, che l’uso inadeguato del ghiaccio secco comporta rischi e pericoli anche gravi segnalati, qualche anno fa, dall’Istituto Federale tedesco per la valutazione del rischio (BfR) con tanto di consigli e raccomandazioni su come approcciarsi all’uso del ghiaccio secco in totale sicurezza.

Non si tratta di ghiaccio ‘normale’ (composto da acqua) ma contiene anidride carbonica esposta ad una temperatura estremamente bassa per renderla solida. Quando torna al suo stato gassoso originario, evapora creando l’effetto nebbia. Questo ritorno allo stato originario è un processo da eseguire con grande attenzione e in modo corretto se non si vogliono causare incidenti o intossicazioni. Il rischio di intossicazioni aumenta proporzionalmente alle quantità utilizzate, alle dimensioni dell’ambiente dove si utilizza e alla ventilazione.

Si rischiano anche ustioni da congelamento e i contenitori del ghiaccio secco potrebbero esplodere. Occorre acquistare contenitori adatti alla sua conservazione: isolati ma, al tempo stesso, di tipo non ermetico (questo fattore potrebbe provocare esplosioni).

Si raccomanda di non usare il ghiaccio secco in ambienti mal ventilati. Perché? L’anidride carbonica potrebbe prevalere sulla percentuale di ossigeno nell’aria causando tremori, svenimenti, disturbi visivi, mal di testa, perdita di conoscenza e, nei casi più gravi, morte per soffocamento. Nel caso in cui la concentrazione di anidride carbonica nell’aria superasse il 5%, l’effetto potrebbe diventare narcotico.

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