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Fili di Kirschner

Sommario

I fili di Kirschner (noti anche come K-wire) sono fili metallici semirigidi e sottili impiegati in chirurgia traumatica ortopedica. Servono ad immobilizzare frammenti ossei migrati dalla loro sede originale per intervenire su una frattura scomposta oppure un distacco parcellare della falange.

Questa tecnica è stata introdotta dal chirurgo Martin Kirschner nel 1909 e rappresenta la prima procedura poco invasiva nel trattamento delle fratture complesse. Tale metodo consente alla frattura di guarire con più precisione e rapidità.

In quali casi è indicato l’utilizzo dei fili di Kirschner? Quanto tempo tenerli e quando rimuoverli? Rispondiamo a queste e ad altre domande dando consigli utili.

Fili di Kirschner: cosa sono, a cosa servono, indicazioni

I fili di Kirschner sono fili chirurgici semirigidi utilizzati in chirurgia traumatica ortopedica per intervenire su certe problematiche. Con una particolare tecnica (nota come Metodo di Kirschner) i fili vengono fissati all’osso tramite operazioni di chirurgia percutanea senza incisioni ma, semplicemente, con piccoli fori sulla pelle in cui inserire il filo.

Questa tecnica è indicata in caso di fratture particolarmente scomposte del polso, traumi legati a falangi, carpo e metacarpo. In particolare, questi fili sono stati progettati per immobilizzare frammenti ossei in caso di fratture scomposte e distacchi parcellari della falange.

Metodo di Kirschner: in cosa consiste

Con il Metodo di Kirschner si esegue una trazione transcheletrica, che consiste nell’infissione di un filo metallico alle estremità dell’osso fratturato. Nel trattamento delle fratture, serve ad esercitare una trazione lungo l’asse maggiore dell’osso. 

Il chirurgo, innanzitutto, riduce la frattura, dopodiché usa i fili per immobilizzare la frattura e renderla più stabile. Da un lato, il filo di Kirschner ha una punta per perforare l’osso. Trazionando l’osso lungo il suo asse maggiore, questa tecnica consente di vincere i tipici spostamenti delle fratture per una guarigione più precisa e rapida.

Talvolta, i fili vengono usati soltanto durante l’operazione per poi essere rimossi quando la frattura viene stabilizzata tramite placca.

Attualmente, questa tecnica viene usata soprattutto per riallineare i monconi ossei, prima di procedere con l’osteosintesi.

Al chirurgo Martin Kirschner spetta il merito di aver reso possibile una tecnica precisa grazie all’ideazione del filo di metallo di vari diametri e della necessaria attrezzatura. Quest’ultima è costituita da trapano per introdurre il filo, filo guida, corda e staffa di trazione, pesi, aste e carrucole per garantire le sospensioni dell’arto.

Questo trattamento richiede molta precisione e competenza: deve essere effettuato da un chirurgo specializzato nella cura della mano e nella microchirurgia. L’intervento richiede un’anestesia locale e viene eseguito in Day surgery. L’intervento non implica complicazioni.

Quanto tempo tenerli, quando e come rimuoverli

Il paziente verrà sottoposto ad una visita di controllo con radiografia dopo una settimana dall’intervento. Il controllo serve ad accertarsi che i fili non abbiano subito spostamenti, il che è molto frequente. Per evitare spostamenti, in genere si applicano più fili del necessario.

I fili di Kirschner permangono nell’osso fino alla totale guarigione della frattura e, in genere, vengono rimossi dopo 5 settimane. I tempi di rimozione variano in base al trauma, alle indicazioni seguite e alle condizioni del paziente.

I fili vengono rimossi tramite gli stessi fori praticati per l’inserimento con un nuovo intervento in Day surgery ed una lieve sedazione.

Convalescenza post-operatoria

Durante la convalescenza post-operatoria, il paziente non deve forzare la zona operata né compiere movimenti o lavori pesanti per almeno il primo mese. Occorre utilizzare un tutore o bendaggio protettivo per evitare movimenti inconsulti.

Il paziente dovrà riprendere a svolgere le attività quotidiane un po’ alla volta per recuperare la completa funzionalità della mano.

Il percorso di convalescenza prevede un ciclo di fisioterapia per il recupero totale della mobilità.

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