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Epicondilite rimedi

Epicondilite rimedi

Sommario

L’epicondilite, una delle patologie ortopediche più frequenti, è caratterizzata da un dolore dovuto a infiammazione che tormenta il gomito. Viene chiamata anche ‘gomito del tennista’ visto che colpisce particolarmente i giocatori di tennis. In realtà, chiunque può essere soggetto a questa tendinite inserzionale che provoca infiammazione cronica. Il fattore di rischio è l’eccessivo sforzo dei muscoli estensori del gomito.

Si tratta di una degenerazione che interessa i tendini inseriti sull’epicondilo laterale dell’omero. Questi tendini consentono di eseguire movimenti di estensione del gomito, quindi di allontanare l’avambraccio dal braccio.

Approfondiamo cause, sintomi e trattamenti d’elezione per intervenire sull’epicondilite. Rimedi?

Epicondilite: rimedi per intervenire sulle cause

Le possibili cause dell’epicondilite sono due:

  • Ipersollecitazioni frequenti, continui microtraumi dovuti a overuse del gomito che provocano infiammazioni e degenerazione dei tendini estensori, in particolare quello radiale breve del carpo;
  • Traumi diretti come urti violenti o cadute che danneggiano il condilo laterale dell’omero.

Sintomi dell’epicondilite

Il dolore provocato dall’infiammazione dei tendini estensori tormenta il gomito. All’inizio, si avverte un leggero fastidio destinato a peggiorare fino a trasformarsi in dolore fisso avvertito alla parte esterna del gomito.

Il dolore al gomito può irradiarsi all’avambraccio fino a raggiungere le dita. Si intensifica quando si sostiene un peso con il braccio esteso o nei movimenti di prensione durante cui si estende il gomito muovendo contemporaneamente polso e dita. 

Un’infiammazione severa non permette di eseguire le attività più semplici per cui si è spinti ad utilizzare il meno possibile il braccio tenendolo sempre leggermente in flessione. A lungo andare, questo atteggiamento incide negativamente sull’articolazione causando rigidità e rischiando di perdere gradi di estensione del gomito. In più, l’infiammazione provocherà versamento, quindi gonfiore, ispessimento e calcificazione dei tendini coinvolti.

Gomito del tennista: diagnosi

Dopo l’anamnesi ed aver chiesto al paziente quali movimenti provocano dolore, il medico gli farà piegare il gomito a 90 gradi ed effettuerà una palpazione dei muscoli estensori iniziando dal condilo laterale. In presenza di epicondilite, il medico riscontrerà cordoni muscolari causati dalla contrattura. La palpazione provoca sempre dolore, in caso di epicondilite.

A questo punto, per confermare la diagnosi, verranno eseguiti test muscolari di valutazione della forza contro resistenza: i muscoli estensori del gomito risultano generalmente deboli.

Di solito, è sufficiente l’esame obiettivo ma, per escludere altre patologie del gomito, il medico potrebbe prescrivere esami strumentali (ecografia, TAC O Risonanza Magnetica).

Epicondilite: rimedi e trattamenti

In presenza di epicondilite, il medico prescrive di solito una terapia conservativa che comprende:

  • Sospensione delle attività lavorative e sportive per evitare che la sintomatologia peggiori;
  • Utilizzo di un tutore specifico per epicondilite per mettere a riposo e in scarico l’articolazione evitando che la forza di gravità causi edema, gonfiore e ulteriore dolore. I tutori non bastano per guarire completamente ma sono molto utili;
  • Applicazione di ghiaccio 2-3 volte al giorno per 15-20 minuti;
  • Farmaci antinfiammatori o creme antinfiammatorie;
  • Fisioterapia mirata.

Se il paziente non risponde a nessun tipo di terapia conservativa, sarà necessario ricorrere all’intervento chirurgico da eseguire dopo 12 mesi dall’inizio del trattamento conservativo. Con l’intervento viene rimossa la parte di tendine danneggiato. Dopo 6-7 giorni dall’operazione, il paziente inizierà il percorso di riabilitazione del gomito: il recupero completo, in genere, si riscontra entro 4-5 mesi.

Epicondilite: Fisioterapia d’elezione

La Fisioterapia mirata al trattamento dell’epicondilite si suddivide in tre fasi:

  1. Fase iniziale acuta, durante cui ridurre infiammazione e dolore muscolare. In questa particolare fase, si ricorre a terapie fisiche strumentali ad effetto antinfiammatorio, antiedemigeno e rigenerante (Tecar e Laser Yag ad alta potenza), crioterapia, esercizi di allungamento, mobilizzazioni articolari dolci, taping neuromuscolare ad effetto decompressivo e drenante;
  2. Fase post-acuta: si passa all’eliminazione dell’infiammazione, al recupero della forza e resistenza muscolare. Si prosegue con sedute di Tecar e Laser Yag aggiungendo le Onde d’Urto, terapia d’elezione per l’epicondilite, in grado di migliorare i sintomi molto rapidamente anche nei casi più complicati e di stimolare la neoangiogenesi (formazione di nuovi vasi sanguigni). A questo si aggiungono esercizi di potenziamento muscolare, mobilizzazioni passive, attive e contro-resistenza, terapie decontratturanti (Massoterapia e disattivazione dei trigger point);
  3. Fase finale, per il recupero completo dell’articolazione. In quest’ultima fase si può proseguire, se necessario, la terapia fisica strumentale ma è importante anche aggiungere sedute di fibrolisi, esercizi propriocettivi, esercizi attivi per rinforzare i muscoli del gomito, spalla e polso (da eseguire anche a casa).
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