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Ciste sacro-coccigea

Ciste sacro-coccigea

Sommario

Simile a un nodulo, la ciste sacro-coccigea è una sacca anomala contenente un composto liquido e semisolido. All’interno di questa sacca di natura benigna sono presenti elementi solidi, soprattutto peli. Tanto che viene chiamata anche cisti pilonidale (termine riferito a ‘nido di peli’). Si forma nella zona del coccige, nello spazio presente tra le natiche a circa 4-5 cm dall’ano.

Pur essendo di natura benigna, è bene non trascurare questa condizione né sottovalutarla perché può andare incontro ad infezioni o processi infiammatori

Scopriamo i sintomi, le cause e i trattamenti più efficaci per risolvere questo problema.

Ciste sacro-coccigea, ascesso pilonidale e fistola sacro-coccigea: differenze

La cisti sacro-coccigea si evolve in malattia pilonidale quando è associata ad altre manifestazioni.

A tal proposito, è bene fare la seguente distinzione:

  • Ciste sacro-coccigea: sacca che non necessariamente si infetta. Può essere asintomatica per anni o risultare lievemente dolente al tatto;
  • Ascesso pilonidale, ovvero la cisti sacro-coccigea che s’infetta a seguito dell’azione dei batteri. Si accumula pus e può rompersi causando il processo di fistolizzazione;
  • Fistola sacro-coccigea (o pilonidale): si tratta di un canale di forma tubulare che collega la cisti sacro-coccigea con un orifizio da cui fuoriesce materiale purulento e sieroso. E’ difficile che la fistola guarisca spontaneamente.


Cisti sacro-coccigea: cause

L’area tra i glutei presenta un tessuto sottile in cui tendono ad accumularsi secrezioni sebacee, cellule morte, peli, capelli. Possono anche crescere peli sottocute (peli incarniti).

Le cause e i fattori di rischio possono essere:

  • Pressione eccessiva o traumi ripetuti nell’area sacro-coccigea per attività lavorative o sportive;
  • Sovrappeso che provoca lo sfregamento dei glutei;
  • Scarsa igiene;
  • Vita sedentaria;
  • Sudorazione copiosa;
  • Quantità consistente di peli superflui;
  • Indumenti troppo stretti;
  • Spina bifida (in rari casi);
  • Familiarità;
  • Eccesso di cheratina;
  • Sesso maschile.

Ciste pilonidale: sintomi e diagnosi

La cisti pilonidale, piccola massa da cui fuoriesce un pelo, può restare asintomatica per lungo tempo finché non si infiamma. 

Il processo di infiammazione o infezione della fistola coccigea provoca i seguenti sintomi:

  • Dolore al tatto o quando si è seduti;
  • Rossore e gonfiore dell’area tra i glutei;
  • Consistenza più dura del nodulo rispetto ai tessuti circostanti;
  • Aumento della temperatura corporea;
  • Cefalea;
  • Malessere;
  • Bruciore;
  • Prurito;
  • Sanguinamento;
  • Fuoriuscita di materiale purulento e maleodorante;
  • Febbre (in caso di infezione grave).

La ciste sacro-coccigea si diagnostica con il semplice esame obiettivo. Per ulteriori accertamenti, il medico può prescrivere un’analisi del sangue o l’esame ecografico.

Se sospetta una fistola complessa, il medico può richiedere l’esecuzione di una risonanza magnetica pelvica.

Ciste sacro-coccigea: terapia conservativa e chirurgica

Una cisti sacro-coccigea asintomatica si può risolvere con una corretta igiene e depilando la zona interglutea.

In caso di fistola pilonidale (ciste infiammata o infetta), lo specialista prescriverà una terapia farmacologica con antinfiammatori o antibiotici per evitare complicanze e ascessi.

L’alternativa ai farmaci è rappresentata da un intervento chirurgico mini invasivo per rimuovere definitivamente la ciste. La tecnica utilizzata più di frequente è endoscopica e video assistita, nota anche come Endoscopic Pilonidal Sinus Treatment (EPsiT). Funziona così: si asporta completamente la fistola eseguendo 1-2 piccole incisioni del diametro di mezzo centimetro. Questo intervento garantisce una guarigione completa: la percentuale di recidive è al di sotto del 5%. Generalmente, non si prova dolore dopo l’intervento, non servono farmaci antidolorifici né medicazioni.

In alcuni casi, si applica la colla di fibrina che sigilla l’area da cui rimuovere eventuali peli. Questa procedura non è dolorosa e consente una guarigione rapida.

Una fistola che tende a infettarsi spesso (recidiva) necessita di un intervento chirurgico più invasivo: il metodo di chiusura per seconda intenzione. Consiste nel lasciare aperta la ferita per dar modo al tessuto di riformarsi in modo spontaneo: con questo sistema, da una parte, si allungano i tempi di guarigione, dall’altra, il rischio di recidiva si riduce. In alternativa, si applicano punti di sutura da togliere dopo 10 giorni.

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